Pubblicato 25 Febbraio 2014 Visite: 1631
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Un fondo speciale permetterà a 500 giovani di avere il mutuo della banca. Nel caso in cui i single o le coppie non paghino le rate, l'alloggio passerà alla città.

L'impresa di mettere su casa per i giovani lavoratori precari, da impossibile, diventerà possibile. Perché a metterci la garanzia sarà il Comune. Non è ancora arrivato il tempo di fiondarsi in banca, ma presto, non appena sarà approvata la delibera scritta da Marco Grimaldi di Sel e depositata ieri in Sala Rossa, insieme con i colleghi Marta Levi, Michele Curto, Lucia Centillo e Gianni Ventura, la città metterà in piedi un fondo di garanzia pensato per permettere ad almeno 500 giovani torinesi di presentarsi in banca e ricevere un mutuo nonostante il lavoro precario.



Nessun regalo, attenzione. Ma un sistema di garanzie, capace da un lato di convincere le banche a erogare i finanziamenti, dall'altro di salvaguardare i giovani acquirenti anche nel caso di insuccesso. Il modello è lo stesso che era stato sperimentato durante la scorso mandato, quand'era assessore alla Casa, Roberto Tricarico. Nel caso in cui i giovani acquirenti, single o coppie, non riescano più a pagare le rate del mutuo nel giro di 10 anni, la città subentrerà al loro posto. L'alloggio diventerà patrimonio della città. E sarà assegnato alla stessa famiglia con un affitto calmierato. Il bello è che a Palazzo Civico non costerà nulla, perché il fondo da cui attingere per garantire i mutui esiste già: è quello che solitamente viene usato per acquistare le case popolari. Da una base di 3 a un massimo di 5 milioni di euro l'anno, accumulati ogni anno con la vendita a chi ci abita degli alloggi popolari esistenti.

I denari del fondo finirebbero a coprire i subentri solo nel caso di insuccesso: insomma, quella del Comune è una scommessa. Facile scommessa, a guardare l'esperienza sperimentata nel 2008: "Allora furono assegnati 100 mutui ad altrettanti giovani e soltanto uno non è riuscito in questi anni a pagarlo  -  spiega Grimaldi  -  Alla fine la città spenderà 120mila euro per comprare l'alloggio e ridarlo alla stessa famiglia con un canone di affitto calmierato. Ma al contempo ha dato, a costo zero, la possibilità ad altri 99 giovani precari di mettere su casa".

L'altra volta i 100 fortunati erano stati estratti a sorte, questa volta la giunta dovrà decidere come fare. La proposta di Sel e Pd, è già al vaglio del vicesindaco Elide Tisi, dai cui uffici è arrivato un parere tecnico positivo. È la stesso iter, con gli stessi protagonisti, che l'anno scorso aveva consentito alla città, dopo l'approvazione di una analoga delibera, di avviare il cosiddetto "fondo salva sfratti". I giovani aspiranti dovranno sottostare a requisiti precisi: avere meno di 35 anni, scegliere un alloggio di massimo 95 metri quadrati che non costare più di 170mila euro, poter contare su reddito massimo di 42mila euro, non avere altre proprietà.

Toccherà adesso alla città mettere a punto il meccanismo. La discussione che si apre in Consiglio comunale servirà anche a questo. Ci sono da fare tutti i conti, con precisione. E c'è da stabilire come accordarsi con le banche, compito che spetterà alla giunta. "Anche nell'ipotesi che il 10 per cento dei giovani non paghi  -  si legge nella delibera  -  si può prevedere una spesa annua non superiore a 400 mila euro nei primi tre anni, destinata gradualmente a ridursi negli anni successivi".

 

http://torino.repubblica.it/

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